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Fri 12 Mar 2010
La stagione delle streghe PDF Stampa E-mail
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Scritto da Michele Chimienti   
Lunedì 28 Dicembre 2009 10:56

Recensione:

Le avventure di Bayonetta tra combo e voli d’angelo.

cover bayonetta xbox 360Da un “luminare” videoludico come Hideki Kamiya non si può che pretendere un misto di azione e picchiaduro, meglio ancora se ambientato in un mondo sospeso tra Paradiso e Inferno e con un protagonista subito riconoscibile e particolarmente affascinante.
Con questo identikit preliminare accogliamo Bayonetta, l’ultima creatura di Kamiya che, oltre a continuare il modello di action-beat’em up reso celebre da Devil May Cry, può vantare l’eroina videoludica più sexy e spregiudicata di inizi 2010 (il gioco sarà infatti disponibile in Italia dall'8 gennaio).

parola d’ordine: azione

Inevitabilmente è stata questa strega vestita in latex, con tacchi altissimi e occhialini da segretaria procace a catalizzare il lancio del gioco come una sorta di Lara Croft della generazione “dark-emo” (la nostra eroina ha anche un che di vampiresco), ma la demo del gioco rilasciata qualche settimana fa ha messo invece in luce come il vero tratto distintivo del gioco sia il combattimento.
Fin dall’inizio ci ritroviamo ad affrontare uno dopo l’altro angeli caduti e creature volanti in un susseguirsi di salti, calci, pugni, schivate e combo senza un attimo di sosta. A memoria ricordiamo davvero pochi titoli che ci hanno fatti entrare così velocemente nel gioco vero e proprio e, pur non mancando una sezione di training importante per imparare a controllare tutte le potenzialità di Bayonetta, l’azione è istantanea e ci fa capire immediatamente di che pasta sia fatto il gioco. La nostra sexy alter ego è una vera arma di distruzione di massa, potendo alternare armi, calci, pugni, salti, decine di combo, fatality e attacchi “finali” tra i più spettacolari e sanguinari visti recentemente.
Il tutto è affidato a combinazioni di tasti sicuramente impegnative ma in linea con altri titoli simili e le schermate di caricamento tra un livello e l’altro ci lasciano intelligentemente il tempo per sperimentare alcune combo. Per fortuna la risposta dei comandi è eccellente e controllare Bayonetta è un vero piacere (e non solo per gli occhi); gli attacchi sono davvero devastanti e anche i semplici colpi singoli danno una sensazione di danno molto realistica, anche se il meglio lo si raggiunge con le “torture” quando completiamo un’apposita barra magica o con i colpi di grazia finali, in cui Bayonetta si trasforma letteralmente evocando delle specie di minion che fanno letteralmente a pezzi (con varianti più o meno splatter) il malcapitato boss di turno.

gli attacchi si fanno sexy

Giocare a Bayonetta insomma è un po’ come catapultarsi dall’inizio alla fine su un treno impazzito che non cala di velocità se non per qualche sporadica interruzione, dovuta principalmente ai filmati di intermezzo, alle brevi sezioni esplorative (comunque molto lineari e guidate) e all’acquisto di armi, potenziamenti e oggetti curativi in un apposito shop “infernale”. Per il resto il gioco è un immenso, colorato, visionario e lisergico trip a base di combo e di immensi boss che si rifanno alla tradizione mitologica greca così come a quella maya e ad altre influenze storico-artistiche (stranamente quasi nulla di orientale).
Per gli amanti dei combattimenti e delle combo si tratta insomma di un vero paradiso, anche perchè il gran numero di nemici da affrontare (oltre ai boss ci sono anche i mini-boss) richiede un’attenzione sempre costante.
Nella seconda metà del gioco bisogna infatti calibrare al meglio ogni mossa, alternando attacchi e difesa (la schivata all’ultimo secondo aziona una specie di bullet-time) e cercando il punto debole di ogni boss. Se questa formula è davvero esaltante nelle prime ore di gioco grazie anche alle numerose combo da provare e alla curiosità di scoprire nuovi nemici, la reiterazione di scontri “chiusi” e di duelli con gigantesche creature simil-mitologiche, può alla lunga stancare e mostrare i limiti principali del gioco.

la difficile storia di bayonetta

Il più evidente è la grande confusione che si genera nei combattimenti più affollati; in certi tratti, anche per una telecamera non sempre impeccabile, si viene a perdere un po’ il senso dell’orientamento e si ha la sensazione che riflessi, velocità e prontezza lascino il posto a un mix di caos, button-smashing e “fortuna” sempre spettacolare e sparato a velocità folle ma in fondo un po’ fine a se stesso e non troppo soddisfacente. Anche la gestione dell’inventario, con armi e oggetti di vario tipo tra cui scegliere durante il gioco, ci è parsa un po’ confusa e lo stesso dicasi per la trama; a meno di non essere stati colti da improvvisi colpi di sonno (cosa quasi impossibile visto il ritmo scatenato del gioco), abbiamo capito davvero poco del plot di Bayonetta.
Personaggi che vanno e vengono, dialoghi scritti un po’ a casaccio e passaggi narrativi poco chiari rendono davvero difficile seguire gli avvenimenti del gioco, anche se alla fine, vista la centralità dei combattimenti su tutto il resto, la trama è destinata inevitabilmente a passare in secondo piano. Qua e là gli sviluppatori hanno cercato di spezzare un po’ il ritmo introducendo alcuni diversivi (per esempio nei livelli a bordo di una motocicletta o di un razzo), ma tali inserti, seppur piacevoli e sempre in linea con lo spirito frenetico del gioco, paiono inseriti senza tanta convinzione.

le armi di un gioco unico

Eppure, nonostante questi difetti, Bayonetta è un titolo a suo modo unico. La cura risposta nell’aspetto estetico è davvero notevole; tra sangue, voli d’angelo (letteralmente), trappole mortali, lampi di luce, acrobazie e sparatorie a 360 gradi vedere combattere questa maga sexy è un vero piacere. Le combo danno inoltre parecchia soddisfazione una volta che si maneggiano con scioltezza e il fatto che ogni nemico necessita bene o male di un diverso approccio nell’attacco serve a variare un po’ l’andamento degli scontri. Abbiamo inoltre apprezzato la presenza di varie armi (frusta e lanciamissili sono davvero imperdibili), l'intelligente scelta dei livelli di difficoltà e alcuni enigmi di natura magica, anche se mai molto impegnativi, aggiungono una simpatica componente di “ragionamento” al tutto. Impossibile poi non farsi prendere dalla grandiosità di certi scenari e dai colossali boss, tra i più belli e giganteschi mai visti in un videogioco; tutto in Bayonetta trasuda “grandezza” e, nonostante ci aspettassimo una protagonista un po’ più carismatica dopo tutto il battage pubblicitario messo in piedi da Sega, dobbiamo ammettere che comandare per una volta un’esponente del gentil sesso si è rivelato piacevole.

il look delle streghe

Inoltre, nonostante l’assenza del multiplayer, il gioco offre una cinquantina di achievement da sbloccare e si presta a una buona rigiocabilità, non fosse altro che per ottenere punteggi sempre più alti alla fine di ogni livello e per sbloccare l’ultimo livello di difficoltà dedicato agli spiriti più “hardcore”.
Una menzione finale al comparto grafico-sonoro; la fluidità è sempre notevole anche nelle situazioni più affollate e lo spettacolo di certi combattimenti con i boss lascia davvero senza parole in quanto a esplosioni pirotecniche, colori e cura dei dettagli. Peccato solo che i filmati di intermezzo, divisi tra cut-scene con il motore del gioco e video in stile cinematografico con tanto di effetto-pellicola, siano molto più spartani e meno curati, ma nel complesso Bayonetta convince pienamente e il sonoro, tra canzoncine pop ed effetti sonori spesso devastanti, è un vero piacere per le orecchie.

Fonte: nexte.videogame.it

Scritto da :
Kimi
 
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Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Dicembre 2009 11:04
 

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