| La stagione delle streghe |
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| Scritto da Michele Chimienti | |||
| Lunedì 28 Dicembre 2009 10:56 | |||
Recensione:Le avventure di Bayonetta tra combo e voli d’angelo.
parola d’ordine: azioneInevitabilmente è stata questa strega vestita in latex, con tacchi altissimi e occhialini da segretaria procace a catalizzare il lancio del gioco come una sorta di Lara Croft della generazione “dark-emo” (la nostra eroina ha anche un che di vampiresco), ma la demo del gioco rilasciata qualche settimana fa ha messo invece in luce come il vero tratto distintivo del gioco sia il combattimento. gli attacchi si fanno sexyGiocare a Bayonetta insomma è un po’ come catapultarsi dall’inizio alla fine su un treno impazzito che non cala di velocità se non per qualche sporadica interruzione, dovuta principalmente ai filmati di intermezzo, alle brevi sezioni esplorative (comunque molto lineari e guidate) e all’acquisto di armi, potenziamenti e oggetti curativi in un apposito shop “infernale”. Per il resto il gioco è un immenso, colorato, visionario e lisergico trip a base di combo e di immensi boss che si rifanno alla tradizione mitologica greca così come a quella maya e ad altre influenze storico-artistiche (stranamente quasi nulla di orientale). la difficile storia di bayonettaIl più evidente è la grande confusione che si genera nei combattimenti più affollati; in certi tratti, anche per una telecamera non sempre impeccabile, si viene a perdere un po’ il senso dell’orientamento e si ha la sensazione che riflessi, velocità e prontezza lascino il posto a un mix di caos, button-smashing e “fortuna” sempre spettacolare e sparato a velocità folle ma in fondo un po’ fine a se stesso e non troppo soddisfacente. Anche la gestione dell’inventario, con armi e oggetti di vario tipo tra cui scegliere durante il gioco, ci è parsa un po’ confusa e lo stesso dicasi per la trama; a meno di non essere stati colti da improvvisi colpi di sonno (cosa quasi impossibile visto il ritmo scatenato del gioco), abbiamo capito davvero poco del plot di Bayonetta. le armi di un gioco unicoEppure, nonostante questi difetti, Bayonetta è un titolo a suo modo unico. La cura risposta nell’aspetto estetico è davvero notevole; tra sangue, voli d’angelo (letteralmente), trappole mortali, lampi di luce, acrobazie e sparatorie a 360 gradi vedere combattere questa maga sexy è un vero piacere. Le combo danno inoltre parecchia soddisfazione una volta che si maneggiano con scioltezza e il fatto che ogni nemico necessita bene o male di un diverso approccio nell’attacco serve a variare un po’ l’andamento degli scontri. Abbiamo inoltre apprezzato la presenza di varie armi (frusta e lanciamissili sono davvero imperdibili), l'intelligente scelta dei livelli di difficoltà e alcuni enigmi di natura magica, anche se mai molto impegnativi, aggiungono una simpatica componente di “ragionamento” al tutto. Impossibile poi non farsi prendere dalla grandiosità di certi scenari e dai colossali boss, tra i più belli e giganteschi mai visti in un videogioco; tutto in Bayonetta trasuda “grandezza” e, nonostante ci aspettassimo una protagonista un po’ più carismatica dopo tutto il battage pubblicitario messo in piedi da Sega, dobbiamo ammettere che comandare per una volta un’esponente del gentil sesso si è rivelato piacevole. il look delle stregheInoltre, nonostante l’assenza del multiplayer, il gioco offre una cinquantina di achievement da sbloccare e si presta a una buona rigiocabilità, non fosse altro che per ottenere punteggi sempre più alti alla fine di ogni livello e per sbloccare l’ultimo livello di difficoltà dedicato agli spiriti più “hardcore”. Fonte: nexte.videogame.it
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Dicembre 2009 11:04 |
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Da un “luminare” videoludico come Hideki Kamiya non si può che pretendere un misto di azione e picchiaduro, meglio ancora se ambientato in un mondo sospeso tra Paradiso e Inferno e con un protagonista subito riconoscibile e particolarmente affascinante. 


