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Scintille tra Arpa Puglia e Ilva sui dati comunicati alle associazioni ambientaliste PDF Stampa E-mail
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Scritto da Antonello Corigliano   
Lunedì 15 Marzo 2010 11:45

Scintille tra Arpa Puglia e Ilva sui dati comunicati alle associazioni ambientaliste

E mentre il Comune di Milano viene ritenuto responsabile per “danno ambientale”, le eco-sentinelle non abbassano la guardia

Continua il botta e risposta al veleno (in tutti i sensi) tra Ilva, Arpa e Altamarea. Il pomo della discordia continua ad essere il risultato delle analisi, vento-selettive sugli inquinanti, effettuate alla masseria Fornaro. Questa volta a contattare i mass media, per un chiarimento doveroso, è il direttore dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, chiamato a difendere l’agenzia regionale per l’ambiente dal presunto carteggio sottobanco e scambio di dati di alcune analisi ( è quanto affermato dal Gruppo Riva nei giorni precedenti) con le associazioni ambientaliste. Assennato afferma che i risultati delle analisi vento-selettive erano a conoscenza del responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva due giorni prima che l’Arpa le trasmettesse la settimana scorsa all’associazione Peacelink che li aveva richiesti. “E’ un fatto penoso - commenta Assennato - non pensavo che una grande azienda avesse questa caduta di stile”. Arpa, dopo le dichiarazioni rilasciate dal Gruppo Riva, nelle quali si lamentava il fatto che l’azienda fosse venuta a conoscenza di quei dati solo tramite la lettura dei quotidiani e non dall’ente regionale per l’ambiente, aveva trasmesso invano all’Ilva la richiesta di una rettifica ufficiale ma l’azienda non si è preoccupata di diffonderla. Così, ieri, il direttore Assennato ha reso pubblica la nota “per dare il mio contributo di chiarezza ed evitare un nocumento all’immagine di questa Agenzia”. L’Ilva aveva accusato l’Arpa di “scambiare privatamente e-mail in sostituzione di comunicazioni ufficiali e pubbliche”. Di fronte a questa forte contestazione Arpa sottolinea che “ il direttore generale di un’Agenzia per la protezione ambientale non è solito dedicare il proprio tempo a chattare privatamente col portavoce di un’associazione ambientalista o col responsabile delle relazioni esterne di un’azienda siderurgica. Per dovere d’ufficio, si usa la posta elettronica per fornire spiegazioni e rispondere a specifiche richieste delle parti, spiegazioni e risposte che non necessariamente devono avere il carattere citato di comunicazioni ufficiali e pubbliche, tanto più quando si tratta di fornire informazioni ambientali, basate su dati validati dall’Agenzia”. Ma non è tutto. Assennato ha chiaramente ribadito che l’Ilva era già a conoscenza dei dati vento-selettive prima che la stessa Arpa le comunicasse alle associazioni ambientaliste tarantine. “ E’ “manifestamente falso – dice Assennato- che Ilva abbia preso atto solamente dai giornali delle presunte considerazioni dell’Arpa sulla situazione ambientale alla Masseria Fornaio”. L’aveva ricevuta prima e, aggiunge Assennato, “avrebbe potuto eventualmente esercitare il suo legittimo diritto di critica” .E “dato che non si comprendono le motivazioni che abbiano indotto l’Ilva a diffondere notizie che non corrispondono al vero e a sollevare pubblicamente dubbi sulla terzietà e sulla correttezza di questa Agenzia, con effetti chiaramente devastanti sulla governance ambientale tarantina”. Assennato invitava l’azienda a pubblicare la smentita dell’Arpa. Dopo cinque giorni da questa comunicazione, la correzione non è avvenuta. Di qui la decisione di uscire allo scoperto e rendere pubblico lo stato dei rapporti tra due soggetti chiamati a collaborare e non a polemizzare. Insomma, ancora una volta dobbiamo assistere allo strapotere del siderurgico che si prende gioco, ormai, non solo dell’attuale classe dirigente, dei mezzi di comunicazione locali e regionali, ma anche degli organi di controllo. Continua a chiudersi l’Ilva. Non permette a nessuno di contestare nulla o di arrivare ad avere ad un dibattito dialettico. Continuamente i dati forniti dal Gruppo Riva, in tema ambientale, vengono sbugiardati da chi di competenza e prontamente non arriva mai una rettifica da parte dell’azienda. Sembra intoccabile questo colosso d’acciaio. Non si scalfisce minimamente. Sa di avere il coltello dalla parte del manico. Le sue ciminiere sono lì, fumanti. Pensate un po’, il Comune di Milano è stato ritenuto responsabile civile per "danno ambientale" dal Tribunale di Milano per aver "realizzato con un ritardo di oltre sei anni il sistema di depurazione delle acque reflue urbane", mancanza che ha contribuito, secondo il giudice, "all'inquinamento del fiume Lambro e del fiume Po". Questo provvedimento, seppur tardivo, è di grande rilevanza generale, perché stabilisce alcuni principi fondamentali: perchè si riconosce per la prima volta in Italia la responsabilità di una amministrazione pubblica in un danno arrecato all'ambiente a causa di inadempienze o ritardi nella depurazione o nel risanamento di un inquinamento; perché si riafferma il diritto, oltre che di altri enti pubblici, di una associazione ambientalista riconosciuta ad intervenire in giudizio per danno ambientale, in difesa di interessi generali. Riflettete un po’: danno ambientale per aver inquinato il fiume Lambro e il fiume Po. E a noi tarantini, possibile che non sia riconosciuto il “danno ambientale”? Ma siamo o non siamo la città più inquinata d’Europa? Il tasso di tumori e neoplasie che è schizzato alle stelle negli ultimi anni, ce lo siamo inventati? Inquinamento dell’aria, del mare, del terreno ed ora del cibo e del bestiame. Tutto è inquinato a Taranto. Tutto. Per noi, cittadini di serie B, il danno ambientale non esiste. Anzi aspettiamo la fine delle consultazione regionali (così ha deciso il Governo Centrale,perché è troppo rischioso comunicare prima delle elezioni i siti già decisi) per sapere dove il governo centrale ha deciso di costruire le centrali nucleari a Taranto. Buona campagna elettorale a tutti i candidati tarantini.

Antonello Corigliano

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Marzo 2010 11:45
 

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